Una storia di amicizia per grandi e piccini.

“Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.

“Ah sì? E cosa ha capito?” disse l’umano.

“Che vola solo chi osa farlo”  miagolò Zorba.

Questa è la frase, la conversazione, più significativa di questo libro che io definisco da sempre magico. Letto tantissimi anni fa, probabilmente alle scuole medie, e ripreso durante l’università per un esame di letteratura per l’infanzia. Ogni volta che lo si legge è come la prima volta, ogni volta  trovi una chiave di lettura diversa, ogni volta ne comprendi il significato più profondo.

Sempre molto attuale, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” è il racconto di Zorba, un gatto nero grande e grosso, che lasciato a casa dal suo padroncino partito per le vacanze estive, si ritrova in un’avventura del tutto nuova per lui.

Per quattro settimane sarebbe stato signore e padrone dell’appartamento. Un amico di famiglia sarebbe venuto ogni giorno ad aprirgli un barattolo di cibo e a pulirgli la lettiera. Quattro settimane per oziare sulle poltrone e sui letti, o per uscire sul balcone, arrampicarsi sul tetto, saltare sui rami del vecchio ippocastano e scendere dal tronco nel cortile interno, dove aveva l’abitudine di ritrovarsi con gli altri gatti del quartiere. Non si sarebbe annoiato. Assolutamente. Così pensava Zorba, il gatto nero grande e grosso, perchè non sapeva cosa gli sarebbe caduto fra capo e collo nelle ore seguenti”.

Parallelamente l’autore del libro ci presenta Kengha, una femmina di gabbiano dalle piume d’argento, in viaggio verso terre nuove, che fermatasi con il suo stormo per mangiare aringhe, si ritrova da sola sommersa da “un’onda densa”. Petrolio.

Fortunatamente il petrolio non le aveva sporcato ali e zampe e così, ormai debole, richiamando tutte le sue forze, potè iniziare a volare e a prendere quota. Si ritrovò così nel balcone della casa dove abitava il gatto Zorba.

Dopo un’iniziale sorpresa e una breve chiacchierata, ormai sicura che di lì a poco non ce l’avrebbe fatta, Kengha dice a Zorba che il suo ultimo desiderio era quello di poter deporre lì il suo uovo. Chiede inoltre al gatto di fargli tre promesse, sicura che Zorba le avrebbe mantenute:

Promettimi che non ti mangerai l’uovo”; “Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo”; “E promettimi che gli insegnerai a volare”.

Da qui, insieme ad altri gatti suoi amici, Zorba inizia a mantenere fede alle sue promesse.

Nella storia vengono trattati diversi temi molto attuali. L’inquinamento è sicuramente quello che più colpisce. A causa di esso Kengha non ha potuto conoscere il suo piccolo. Riuscire a sensibilizzare i bambini, ma anche gli adulti, su questo argomento era lo scopo dell’autore.

L’altruismo, la gentilezza, la dolcezza che contraddistinguono il gatto Zorba auspicano ad un mondo migliore. L’insegnamento che Luis Sepùlveda vuole dare è quello che, nonostante l’evidente diversità, siamo tutti in grado di poterci aiutare, senza pregiudizi e senza discriminazioni.

Questo é sicuramente un libro che tutti i bambini dovrebbero leggere e che tutti gli adulti dovrebbero avere.

La mia versione è di Salani Editore e ve la consiglio!

Consuelo Zuccaccia

 

Rispondi