Mamma&Bambino

Il parto: un’ esperienza unica

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Ho sempre saputo che un giorno mi sarei messa a scrivere sulla mia esperienza del parto, per mantenere viva dentro di me quell’emozione enorme e immensa che è stata perchè, purtoppo, con il tempo, si tende a dimenticare e a lasciar sfumare certi ricordi. Così, quando, qualche giorno fa, mi è stato chiesto di collaborare con mavie.it ho subito pensato: “Quale occasione migliore?”.
Intanto premetto che non sono una persona ansiosa e, in gravidanza, ho seguito alla lettera un consiglio della mia ginecologa che mi invitava a fare meno ecografie possibili…e così ho fatto: solamente tre nei nove mesi di attesa.
Mi rendo conto che possa essere una corrente di pensiero “primitiva”, specie se applicata all’interno della società odierna, nella quale viene praticamente imposta alla futura mamma un’ ecografia al mese. Io, comunque, mi trovai d’accordo con la mia ginecologa e decisi di seguirla. Scelsi, inoltre, di non fare il bi test, ovviamente in accordo con mio marito.
Insomma, ci fidammo e devo dire che la gravidanza andò molto bene: è stato uno dei periodi più belli della mia vita, in cui sentivo di vivere in uno stato di grazia. Se ci penso, in effetti, mi viene una nostalgia enorme.
Arrivata alla 37° settimana, però, dovetti ripetere le analisi di fine gravidanza a causa di un valore troppo alto nelle transaminasi e, prorio nella settimana che precedeva la nascita di Federico, ero a rischio gestosi.

Cercai di non preoccuparmi più di tanto ed ero sempre più convinta di volere un parto naturale senza l’aiuto dell’analgesia, anche se dentro di me sapevo che, essendo a rischio, ci sarebbe potuta essere anche l’ipotesi dell’induzione della nascita.
Per fortuna, nella notte in cui entrai nella trentanovesima settimana, Federico decise di farsi sentire con la prima contrazione. Ricordo che mi sono chiesta spesso come avrei fatto a capire quando sarebbe arrivata la prima vera contrazione. Chi ci era passato prima di me mi diceva: “Vedrai che te ne accorgerai subito!” ed infatti così fu..

La sera ci mettemmo a letto verso mezzanotte, ma già dal pomeriggio sentivo continuamente indurirsi la pancia e sì, effettivamente quella sensazione comiciava a darmi un pò più fastidio anche se non pensai fossero delle vere e proprie avvisaglie. Quando, invece, intorno alle due di notte mi svegliai, pensai subito: “Ecco, ci siamo!”.
Mio marito dormiva e decisi di non svegliarlo anche perchè sapevo che la strada sarebbe stata ancora lunga: le contrazioni erano troppo distanti l’una dall’altra ed erano di breve durata. Provai a riprendere sonno, ma non ci riuscii, ero in un turbine di emozione e paura insieme.
Alle sei del mattino, mi decisi a svegliare mio marito ed insieme cominciammo ad annotare ogni volta che arrivava la contrazione, anche se sapevamo entrambi che era ancora decisamente presto per andare in ospedale.
Mi feci una doccia per cercare di rilassarmi un po’ e mi riposai nel letto per tutta la mattina, fino intorno alle 14: a quel punto i dolori si facevano più intensi e decidemmo di metterci in marcia alla volta dell’ospedale. Appena arrivati, mi fecero il monitoraggio e, dopo avermi visitata, decisero di ricoverarmi: per mia fortuna, poi, la stanza con la vasca dell’acqua, in quel momento, era libera e decisi senza pensarci di provarla.
Ecco, quella è stata la decisione migliore che potessi prendere: immersa nell’acqua calda, le luci soffuse e le canzoni di Enya in sottofondo mi fecero completamente rilassare. È davvero un’esperienza meravigliosa, che consiglio vivamente perchè anche il dolore delle contrazioni, nell’acqua, si attenua.

Mio marito e l’ostetrica, poi, sono stati fondamentali perchè mi aiutarono tantissimo.
Stetti dentro l’acqua per ben due ore e, quando uscii, mi dissero che eravamo a buon punto: l’ostetrica mi massaggiava costantemente all’altezza dei reni perchè era da lì che il dolore si irradiava facendosi sempre più forte, mentre mio marito mi tamponava il sudore sulla fronte, rinfrescandomi con un panno umido.

Purtroppo, fuori dall’acqua, sembrava che tutto si fosse bloccato, quindi chiesi di rietrare in vasca, intorno alle 21: rimasi lì fino alle 23, dopodichè decisi di uscire perchè anche l’acqua calda non mi dava più sollievo e preferivo avere un appiglio da stringere nel momento di massimo dolore.

Mi rifiutai di “farmi aiutare” dall’analgesia perchè a quel punto, ormai quasi totalmente dilatata, sapevo che il momento delle spinte stava quasi per arrivare.
Questo momento, che tanto “momento” non fu, lo ricordo come il più difficile: andai in confusione perchè non riuscivo a capire come dovevo fare (durante il corso pre-parto, che stavamo ancora frequentando, si sarebbe parlato proprio quella sera dell’argomento). In realtà, ripensandoci a mente fredda, forse in quel frangente, non era ancora l’ora di spingere, perchè, dopo poco, riuscii eccome, sentendone proprio la necessità.

Finalmente, alle 4.35 del mattino, Federico nacque ed in quel preciso istante il dolore sparì improvvisamente e definitivamente, facendo spazio ad un turbinio di emozioni.
Il momento più bello della nostra vita era arrivato ed è la pura verità il detto per cui il dolore, con il tempo, si dimentica: si ricorda la sensazione intensa e molto forte, ma si dimentica il “tipo” di dolore. È talmente immensa ed appagante la gioia che è in grado di farti superare tutto.

Ovviamente, e per quella che è stata la mia esperienza, credo che dipenda molto anche dalla soglia individuale, ma sono convinta che se si riesce ad “accettare” il dolore, cercando poi di rilassarsi il più possibile tra una contrazione e l’altra, ecco, tutto questo credo che possa essere molto d’aiuto. Ricordo, addirittura, che riuscivo ad addormentarmi, seppur per periodi brevissimi, soprattutto verso la fine del parto, stremata dalla stanchezza.
Perciò, future mamme, non abbiate paura del parto: semplicemente è la cosa più naturale del mondo!!PicsArt_11-13-11.33.47-1-1

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