Mamma&Bambino

Il rapporto che ho con mio figlio

Sin dalla mia dolce attesa fantasticavo sul rapporto che avrei avuto con mio figlio e quello che avrei voluto avere.figlio

Nessuna madre attraverso quei “gonfini” riesce ad immaginare il volto di suo figlio, tanto meno il suo carattere. Facciamo riferimento ad un mix di genetica e speriamo sempre che prenda il meglio dell’uno e dell’altro.

La nascita di mio figlio  ci ha donato la gioia più grande che abbiamo mai provato.

 

Un rapporto speciale che gli psicologi hanno chiamato “bonding”. Quel legame forte che si crea fra i genitori e il figlio, che comincia in gravidanza e si realizza alla nascita, tramite gli sguardi, il dialogo, le attenzioni e le premure che solo un genitore ha nei confronti di proprio figlio.

Crescendo abbiamo instaurato un rapporto di empatia che tutt’oggi coltiviamo.
Penso che nessuna donna nasca madre, ma che lo diventi col tempo, senza un copione prestabilito, ma col semplice istinto.

Quando avrete un bambino, vi troverete spesso nella condizione di agire senza tanto riflettere, facendo ricorso alle vostre doti istintive e sviluppando intuitivamente vari modi di tenerlo in braccio, toccarlo o produrre suoni che servono a sviluppare la relazione con lui […]“

[Daniel Stern, 1998 – Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica]

 

 

 

Cammino insieme a lui, creo giochi grazie alla parte infantile che è in me e cerco di insegnare e dettare regole come un maestro può fare.

Non posso negargli la possibilità di sbagliare, ma cerco di fargli apprendere gli errori. Provo a educarlo come i miei genitori hanno fatto con me. Prediligo i sorrisi e le risa. Lo esorto a non lasciarsi mai abbattere e di tentare sempre.

 

 

Oggi mio figlio Tommaso ha quattro anni. E’ un bambino entusiasta e solare, testardo come pochi, scalmanato a volte, fermo sulle sue decisioni, capace di emozionarsi e far emozionare, dotato di una vitalità che io stessa “invidio”. Ed è sensibile, tanto sensibile.

Che rapporto abbiamo?

Il rapporto che avrei voluto avere.

Giochiamo come due bambini, parliamo come parlerei ad un coetaneo, bisticciamo come due innamorati, impariamo l’uno dall’altro, a conoscere i nostri limiti e a cercare di abbatterli, sempre. L’empatia.

 

 

 

Federica Ferrali

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