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Il postino di Massimo Troisi

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Così prende il nome l’ultima opera del grande Massimo Troisi, tratto dal libro “il postino di Neruda” di Antonio Skármeta. Era il lontano 1994, un anno da Oscar per lui che si vedeva premiato per la produzione del miglior tema musicale drammatico (musicista Luis Bacalov)  e come migliore attore protagonista. Affiancato da una bellissima Mariagrazia Cucinotta nel ruolo della bella locandiera Beatrice, Troisi stringe amicizia con il poeta Pablo Neruda che lo aiuta attraverso la poesia a conquistare la sua stupenda dama.

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Una storia drammatica, ambientata nel golfo di Napoli che fa rivivere momenti di poesia, amore e corteggiamento d’altri tempi. Potrei parlarne per ore, questo è un classico che amo e che rivedrei ancora, ancora e ancora.

“Quando la spieghi la poesia diventa banale. Meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia a un animo predisposto a comprenderla”  P. Neruda.

Perché mi appassiona tanto? Lui, il grande Massimo, la storia ma anche tutta la determinazione che c’è stata per realizzare quest’opera.

Ecco il dietro le quinte: cosa accadde. 

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Prima vi dicevo che questo è un capolavoro realizzato con tanta forza, determinazione e passione. Vi racconto com’è andata e perché è così speciale questo film. Troisi, noto per la comicità che lo contraddistingue si ritrova a leggere questo libro e ne rimane catturato al punto da decidere di voler acquistare i diritti per il cinema. La storia lo aveva convinto, si identificava nel protagonista e voleva a tutti i costi realizzare il montaggio in Italia.

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Così fu e coinvolge Michael Radford. Era il 1992 e lo raggiunge a Londra. Gli racconta una bugia per convincerlo a tuffarsi in questa nuova avventura. Gli dice che ha coinvolto Tornatore per la regia. Nel 1993 è insieme a Radford negli Usa per preparare la sceneggiatura. E’ qui che inizia ad avere i primi accenni di malessere. Massimo T. ha problemi di cuore dal 1976 e in seguito a dei controlli fatti a Houston emerge che deve operarsi ancora e con urgenza. Lo operano ma durante l’intervento il suo cuore sbuffa ancora e ha un infarto. Viene ricoverato in rianimazione per un mese e mezzo in attesa di un trapianto al quale lui rinuncia, almeno per il momento. Con la sua verve e il suo solito modo di fare dice “questo film lo voglio fà co’ ‘o core mio” e così fu.

Iniziano le riprese del film “il postino”. Era il 14 marzo ’94 e le prime vennero fatte a Procida e Salina. Durante le riprese, faticose per lui ebbe un collasso e Radford accorgendosi che la sua salute peggiorava, non smetteva di chiedergli se fosse il caso di proseguire. Ma il grande Massimo Troisi non mollava, doveva raggiungere il suo obiettivo. La fine la sappiamo tutti. Per uno strano gioco del destino al termine della produzione, subito dopo i festeggiamenti e prima di partire per il trapianto Massimo si spegne. Era già amato, ma la sua storia coinvolge e arriva al cuore di tutti. Lui che con le battute inventate e improvvisate, nonostante un copione sapeva farci emozionare. Così come solo lui sapeva fare.

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