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Espansore rapido del palato: la nostra esperienza

Cos’è l’espansore rapido del palato? Fino a un paio di anni fa avrei potuto dedurre di cosa si trattasse, mentre ora lo so bene!

Chiunque abbia un figlio si trova a chiedersi quando portare per la prima volta i pargoli dal dentista, soprattutto se si evidenzia un problema ai denti.

Quando mia figlia aveva circa 4 anni e mezzo, ho notato che i denti della sua arcata superiore non abbracciavano quelli inferiori, ma piuttosto si incontravano con essi chiudendosi un poco verso l’interno. Soffrendo mia figlia di otiti ricorrenti, durante una visita pediatrica il medico mi fece notare il suo “palato stretto” che, essendo la base del rinofaringe, certo non aiutava.

Mi sono informata ed ho saputo che per risolvere il problema bastava ricorrere, una volta iniziati a cadere i primi dentini, all’espansore rapido del palato.

Pensavo di avere tempo, ma ad ogni modo ho sentito un primo dentista che mi ha confermato la necessità di intervenire. Prima della successiva visita da un altro specialista mia figlia, a 5 anni e mezzo esatti, ha perso quasi a sorpresa il primo dente e dopo un mese il secondo!

Insomma era proprio il momento giusto per cominciare la cura con l’espansore palatale che, nel frattempo, già altri 3 studi odontoiatrici mi avevano consigliato.

Si interviene così presto nei bambini con questa problematica perché le due parti del palato non sono ancora fuse ed è quindi facile distanziarle per allargare lo stesso e dare modo ai denti permanenti (più grandi) di trovare il loro spazio nella giusta sede.

Si agisce così sulla sutura mediana del palato.

L’espansore palatale si ancora al palato mediante 2 corone di metallo sui secondi premolari (nel caso di mia figlia), unito ad un distanziatore centrale collocato sul palato. Per ogni bambino si studia il tipo di espansore più adatto. Nei primi 15 giorni il genitore deve “attivare” l’espansore, ossia mediante una chiavetta fornita dallo specialista odontoiatra deve allargare l’apparecchio di pochissimo mattina e sera.

Trattandosi di una manovra ortopedica, abbiamo scelto con cura la struttura a cui affidare il sorriso di nostra figlia e dopo le prime visite trascorse tra impronte e simili, le è stato montato l’espansore rapido del palato.

La nostra impronta

Non vi nego la mia agitazione nei giorni precedenti sapendo che mia figlia avrebbe dovuto portare un apparecchio fisso all’interno della bocca a neanche 6 anni! Temevo avrebbe dovuto sopportare un dolore che invece non c’è stato!

Mia figlia non ha sentito dolore né durante il montaggio dell’espansore (procedura di 3 minuti), né durante la sua prima attivazione effettuata dal dentista. L’unico disagio è stata per lei la paura al momento del montaggio.

Nessun dolore né lì per lì, né nei giorni successivi.

Per 15 giorni, mattina e sera, le ho attivato l’esapansore con l’apposita chiavetta. Quello che avviene con ogni singola attivazione è allargare di un quarto di giro l’apparecchio. Mia figlia dopo ogni attivazione non sentiva alcun dolore, solo qualche volta un leggero fastidio, un senso di prurito sulle gengive.

Chiavetta per l’attivazione

La dottoressa ci aveva avvertito che le si sarebbe formato uno spacco tra i due incisivi centrali superiori, segno evidente del distanziamento delle due parti del palato ancora non fuse. Ci avvertì che col tempo la situazione si assesta!

Già il pomeriggio del giorno del montaggio tra i suoi incisivi centrali superiori si era formato un piccolo spazio!

I primi giorni sono stati di assestamento. Alimentazione prevalentemente morbida per via dello spostarsi dei denti superiori e per abituarsi al “nuovo ospite” sul palato. Dopo due settimane esatte poi mia figlia ha ripreso a mangiare tutto tranquillamente.

Siamo in attesa del primo controllo, consapevoli che l’espansore rimarrà lì al suo posto per i successivi 6 mesi almeno: il tempo necessario affinché il risultato ottenuto si stabilizzi.

Quale sarà il successivo passaggio non lo so di preciso, ma sono ansiosa di scoprirlo e condividerlo con voi mamme a cui si prospetta la stessa situazione, certa di aver fatto la cosa giusta per mia figlia nel momento giusto.

Chiara Gobbi

 

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