Cultura

Sylvia Plath: una vita per la poesia

L’11 febbraio 1963, a soli 31 anni, moriva suicida Sylvia Plath, una delle più grandi poetesse e scrittrici americane del ‘900.
Icona femminista, insieme alla sua amica e collega Anne Sexton, la Plath, sin da giovanissima, mostrò grande intelligenza e creatività, ma al tempo stesso tanta fragilità e insicurezza.

Anima splendida e sensibile iniziò presto a soffrire di depressione tanto che, appena ventenne, tentò il suicidio; tale gesto le costò il ricovero in un istituto psichiatrico. Lì venne sottoposta ad elettroshock a seguito di una diagnosi per un disturbo bipolare della personalità.
Famosa per le sue poesie, intime e profonde, la Plath scrisse, oltre ad alcuni racconti per bambini, un unico romanzo “La campana di vetro”, pubblicato poco prima della sua morte.
Il libro, fortemente autobiografico, racconta la vita di una giovane e promettente studentessa combattuta tra il forte desiderio di affermarsi e quello di incarnare lo stereotipo della donna  tipico della società americana degli anni cinquanta.
Un romanzo attuale, che racconta il tormento interiore della Plath e che vuole essere un monito a non arrendersi e a non farsi sopraffare dalla campana di vetro  in cui troppo spesso sono rinchiuse le donne in ogni epoca e paese del mondo.
Credo sia impossibile non amare Sylvia Plath. Soprattutto credo sia impossibile non riconoscersi in lei e nei suoi versi, scritti con un linguaggio semplice e diretto. Oltre al tormento intimo, raccontano la bellezza della quotidianità: prendere un bambino per mano, bere un bicchiere di latte freddo zuccherato, prepararsi una ciotola di mirtilli affogati nella panna, l’allegria dei palloncini in casa durante le feste di Natale”.
Dolce Sylvia, fragile spirito, pronta a grandi sacrifici per realizzare i suoi sogni, mamma di giorno, scrittrice di notte; tra sofferenze e difficoltà si è guadagnata, purtroppo, “ tardi”, il meritato successo, riuscendo ad ottenere nel 1982, postumo, il premio Pulitzer per la poesia.

Oltre ai suoi introspettivi e profondi versi,  l’insegnamento più importante che Sylvia Platt ha lasciato a tutti noi è di lottare sempre per realizzare i propri sogni, anche quelli che ci sembrano più difficili e improbabili.

Sylvia Plath
Per conoscerla meglio, oltre  alle sue poesie, ci sono i suoi  “Diari”, pubblicati in un unico libro, dopo la sua scomparsa, dal suo ex marito, il poeta e scrittore inglese, Ted Hughes.
Un testo emozionante, in cui fuoriesce tutta l’anima della Plath “…E allora impara a vivere. Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento. Impara come fanno le foglie a crescere sugli alberi. Apri gli occhi.
Sul raccordo del Green Cities’ Service e sulle colline di mattoni illuminate di Watertown, la sottile falce di luna nuova sta distesa di schiena, unghia luminosa di Dio, palpebra abbassata di un angelo. Impara come fa la luna a tramontare nel gelo della notte prima di Natale. Apri le narici. Annusa la neve. Lascia che la vita accada.…”
Francesca Di Giuseppe

 

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