Mamma&Bambino

Vi racconto il mio parto precipitoso

Per definizione medica, un parto si dice precipitoso quando la sua durata è inferiore alle 3 ore. L’incidenza del parto precipitoso si aggira intorno al 10% dei casi ed avviene con più frequenza nelle pluripare.

Ecco: il mio si è svolto in soli 30 minuti dall’ingresso in sala parto.

Certo, mi avevano detto che il secondo figlio avrebbe fatto “più in fretta”, ma mai avrei pensato così tanto in fretta! Soprattutto perché dal corso pre-parto che avevo frequentato quando ero incinta di Andrea, avevo ancora chiara in mente la frase che l’ostetrica ci aveva detto di memorizzare bene: quando pensi che sia ora, aspetta ancora un’ora. Avessi aspettato ancora un po’, non avrei raggiunto l’ospedale in tempo…

Sono a 38 settimane di gravidanza. La mattina del 26 luglio inizia alle 7,30 con delle contrazioni dolorose, che si susseguono una dopo l’altra a distanza più o meno regolare di 7-10 minuti. Invio subito un messaggio alla mia ostetrica (che mi aveva seguita in gravidanza e mi sta seguendo ora nel post-parto), informandola di quanto stava avvenendo. Dietro suo consiglio, soffrendo io di diabete gestazionale, mi reco in ospedale per un controllo, completo di monitoraggio e visita. Una volta arrivata in ospedale, le contrazioni si interrompono. Il tracciato ne rileva solo una, facendo pensare a medici ed ostetriche che non sia ancora il momento giusto perché il mio bambino venga al mondo.

Mi rimandano a casa, dicendomi che comunque il mio corpo si sta preparando. Il collo dell’utero è raccorciato di 2 cm. e secondo il ginecologo che mi ha visitata il mio non sarà un lungo travaglio. Mi metto l’anima in pace, evidentemente non è il giorno giusto. Arrivo a casa alle 11,50. Alle 12,00 le contrazioni riprendono.parto

Passo tutto il pomeriggio sul letto, a cronometrare durata e intervalli delle contrazioni. Verso le 16 decido di ascoltare il consiglio dell’ostetrica. Fare una lunga doccia calda, muovendo il getto d’acqua a semi luna sulla pancia: se è vero travaglio le contrazioni aumenteranno e si ravvicineranno, se invece è un falso allarme tutto si arresterà. Resto sotto la doccia per una quarantina di minuti. Effettivamente le contrazioni iniziano ad essere più regolari, intense, dolorose come non mai.

Chiamo mio marito e lo invito a tornare a casa dal lavoro. Sento che è ora di andare in ospedale. Alle 18 entro, con non poche difficoltà, in pronto soccorso. Mi accompagnano subito al blocco parto, dove trovo Valeria, l’ostetrica che mi accoglie e che farà nascere il mio bambino, poco dopo. Alla visita risulta già una dilatazione di 4-5 cm. Dopo aver espletato le procedure di ricovero, ci spostiamo in sala parto.

Sono le 18,27. Mi accomodo su una poltrona per il tracciato. Le contrazioni sono sempre più forti, lunghe e frequenti. Tra una e l’altra non riesco neppure a prendere fiato per respirare.

Da quel momento in poi tutto è veloce, velocissimo. Sento già la necessità impellente di spingere. Lo dico a Valeria, che mi fa indossare la camicia per il parto e mi fa spostare sul lettino: ho ancora indosso gli slip che arrivano le prime fortissime contrazioni seguite da spinte incontrollabili. Martino ha fretta di venire al mondo.

Nemmeno il tempo di rendermene conto e ne arrivano altre due o tre fortissime: Martino è nato, alle 18,58 del 26 luglio 2018, con un parto precipitoso, senza nemmeno aver avuto il tempo di rompere le membrane.

parto

Il mio bambino è nato con la camicia, ovvero ancora all’interno del sacco amniotico. Un caso su 80.000.

Io provata e soprattutto incredula di aver portato a termine un parto così rapido. Mi piace definirlo BREVE MA INTENSO, come effettivamente è stato. L’aspetto positivo è stata la totale assenza di lacerazioni e quindi la possibilità di non avere nemmeno un punto a complicare il mio post-parto, cosa che invece avevo vissuto con il mio primo figlio.

Ora mi godo la mia felicità al quadrato, con i miei bambini tra le braccia.

 

Gloria T.

 

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