Mamma&Bambino

Il riconoscimento delle emozioni nei bambini: bisogni o capricci?

Essere genitori non è semplice e ognuno di noi cerca di fare del proprio meglio per essere all’altezza di questo arduo compito.
L’obiettivo comune è, senza dubbio, quello di crescere bambini sereni.

È bello riuscire a donare tutto il sostegno  affinché conquistino, con i loro tempi, la sicurezza e l’autonomia necessaria per affrontare al meglio la vita.
Non dobbiamo mai scordarci ciò che afferma anche la grandissima Maria Montessori, ovvero che i bambini imparano da tutto quello che li circonda. Per questo è fondamentale essere il miglior esempio possibile per loro.

Spesso la stancante routine giornaliera e le numerose incombenze che gravano soprattutto su noi madri, ci portano a fraintendere i comportamenti dei bambini, scambiando quelle che per loro sono le manifestazioni di un bisogno in capricci.
Quando il bambino non ha ancora acquisito la consapevolezza e la competenza che gli permette di verbalizzare le emozioni può mettere in atto comportamenti che noi etichettiamo con facilità come fastidiosi o lagnosi. Purtroppo è facile che essi vengano sottovalutati e non accolti a causa della nostra stanchezza o della paura di assecondare atteggiamenti ritenuti non consoni.

In realtà, spesso, il capriccio è l’unico modo che il bambino possiede per esternare rabbia, stanchezza, delusione, desiderio di contatto, paura dell’abbandono , etc…
Se non avviene tempestivamente un riconoscimento delle emozioni da parte dell’adulto si può incorrere in fuorvianti circoli viziosi. Si tende a catalogare il piccolo come “viziato”, “tiranno” o come colui che “le vuole per forza tutte vinte”.

Per questo non è utile soffermarci all’apparenza ma, anzi, dovremmo provare a cogliere i segnali di un possibile disagio. A volte ciò che noi liquidiamo come una questione di poco conto può essere , invece, di grande importanza per i più piccini. Mettersi nei loro panni è importante. Può essere utile far capire loro che rispettiamo e accogliamo quel piccolo disagio anche quando non è possibile accontentare una determinata richiesta.
Il primo passo è quello di spogliarci dei preconcetti mentali che ci portano ad interpretare determinati comportamenti infantili come negativi.
Poniamo come base il fatto che i comportamenti sono neutri: vediamoli per un attimo come una semplice manifestazione non verbale di qualcosa che nostro figlio ancora non riesce a gestire o ad incanalare positivamente. Il “capriccio” è l’unica reazione che in quel momento vede possibile chi la compie. Fino ad una certa età i bimbi non sono in grado di distinguere fra bisogni e desideri.
Di solito è efficace approcciarsi al problema con il “riconoscimento delle emozioni” (“vedo che sei molto arrabbiato” “capisco che desideri davvero tanto questo oggetto”) e si cerca di porsi verso il piccolo con empatia, senza sminuire ciò che prova. Si può aiutare il bambino a trovare un’alternativa se la sua richiesta non si può assecondare o dotarsi di una grande pazienza e spiegare lo stesso concetto anche tante volte.

Diciamo che la pazienza è fondamentale  soprattutto finché si ha a che fare con bambini piccoli che ancora non verbalizzano bene le emozioni. Personalmente ho una certa esperienza in questo campo perché, oltre al mio Edo, ho vividi ricordi della mia infanzia come sorella maggiore di due sorelle ed un fratellino vivacissimi!

Per affrontare al meglio ogni piccola crisi è necessario, a mio avviso, che ci siano chiari  alcuni punti:

  1. Finché il bimbo è piccolo è nostro compito mettere in sicurezza gli ambienti ed evitare di tenere alla sua portata ciò che non vogliamo che prenda o che riteniamo pericoloso. Prevenire un’azione è sicuramente più facile che arginare il desiderio del proibito.

  2. Essere consapevoli che fino ad una certa età (variabile da bambino a bambino) la naturale curiosità è più forte di qualsiasi diniego. Per cui  è opportuno armarsi di pazienza e spiegare, distrarre ed offrire alternative.

  3. Il meccanismo premio-punizione secondo me non è efficace perché deresponsabilizza  il bambino. Non compiere un’azione perché si ha paura che la mamma ci punisca o comportarsi bene in vista di un premio non aiuta a capire le motivazioni intrinseche di un gesto positivo o negativo.

  4. Mortificare un bambino verbalmente o fisicamente (compreso lo sculaccione, ritenuto erroneamente da molti “educativo”) è SEMPRE sbagliato. Si rischia  di minare l’autostima di nostro figlio che potrebbe ripetere il comportamento sprezzante o violento ritenendolo  “normale” nei momenti di ira.  Inoltre obbedire per la paura di prenderle e non perché si capisce e si sceglie di rispettare una regola non porta da nessuna parte.

  5. Aspirare ad essere genitori autorevoli e non autoritari. L’autorevolezza si conquista tramite la fiducia. Cresceremo i nostri figli rispettosi del prossimo solo se li rispetteremo a nostra volta. Imparando a considerarli  piccole personcine competenti instilleremo in loro la giusta autostima.

Io sono ben lontana dall’essere la mamma perfetta e, per carattere, non ho una grande pazienza.

Lavoro molto su me stessa per riuscire a superare i miei limiti e offrire a mio figlio la mia versione migliore.

 

 

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