Cultura

Alta sensibilità

"I bambini sensibili hanno una marcia in più” di Rolf Sellin

“I bambini sensibili hanno una marcia in più”, questo libro è sul mio comodino da mesi ormai, quando ho riconosciuto in mia figlia una caratteristica a me comune, quella particolare percezione chiamata alta sensibilità.
Del tutto ignorata fino agli anni ’90, l’ipersensibilità è stata affrontata da Elaine N. Aron, psicologa psicoterapeuta e ricercatrice che nel 1991 ha iniziato i suoi studi sull’ “alta sensibilità”, riconoscendola come un tratto innato della personalità.

Innato: quindi già scritto nel nostro DNA ed infatti è ereditario e può saltare una generazione.

La Aron ha riscontrato la presenza di questa caratteristica nel 15/20% della popolazione, non abbastanza per essere BEN compresi dalla maggior parte della gente. Potete leggere degli studi condotti dalla dotteressa Aron qui.

Ma torniamo al mio libro: “I bambini sensibili hanno una marcia in più” di Rolf Sellin, psicologo psicoterapeuta e consulente che ha fondato a Stoccarda l’HSP (Highly Sensitive Persons) Institut, dove propone seminari su come gestire al meglio la propria sensibilità.

Ma quali sono le caratteristiche principali di questi bambini (poi futuri adulti)?

Le persone ipersensibili percepiscono più stimoli degli altri, con maggiore intensità e coinvolgimento interiore.

Si immedesimano facilmente nel prossimo e lo comprendono profondamente, il che porta inevitabilmente a dover elaborare a livello psichico e mentale stimoli in numero e intensità maggiori, un processo che richiede loro più impegno rispetto a quello necessario ad un bambino meno sensibile.

In un luogo affollato, dove c’è confusione, questi bambini “sentono” mille input (appunto perché percepiscono fortemente quello che accade intorno a loro) e così non riescono a focalizzarsi su una singola cosa e ne escono davvero provati.

Essere altamente sensibili non significa essere deboli, né tantomeno essere introversi!

Questa innata peculiarità si può combinare con qualsiasi altra caratteristica; nel caso di mia figlia, ad esempio, si fonde con l’estroversione, ma anche con la bontà.

Tutto quello che ho letto tra le sue pagine per me non era nuovo, bensì una conferma che tutte le sensazioni provate e vissute da mia figlia e tutte le percezioni ignorate dalla gente hanno una base logica, riconosciuta e affascinante.

Perché affrontare l’argomento qui con voi, vi chiederete?

Beh, voglio aiutare a riconoscersi, o a riconoscere in tutto ciò il proprio figlio, o chi, non avendo le carte per farlo, si è sentito spesso inadeguato, non capito e in un certo qual senso diverso…..ma diverso da chi poi? Nessuno è “diverso” dagli altri, quantomeno, per me, non lo è davvero nessuno!

Inoltre, vorrei far conoscere questa realtà, non tanto conosciuta, a quante più persone leggeranno questo articolo.

Per meglio riconoscere l’alta sensibilità vi riporto alcune delle domande che Rolf Sellin pone nel suo libro per aiutare noi genitori, ricordandovi che non esiste un “grado medio” di ipersensibilità: o lo si è, o non lo si è.

  • Il bambino si spaventa più facilmente rispetto ai coetanei?
    – Tende spontaneamente ad avere riguardo nei confronti degli altri?
    – Reagisce con malumore se una persona viene trattata in modo ingiusto?
    – Condivide volentieri caramelle e dolcetti con gli altri?
    – Nutre aspettative elevate nei propri confronti?
    – Nota spontaneamente i cambiamenti apportati (per esempio all’interno della casa)?
    – Quando un altro bambino viene criticato o insultato, vostro figlio reagisce come se ne fosse interessato in prima persona?
    – Tra i genitori, i fratelli o i nonni del bambino c’è qualcuno che considerate ipersensibile?

Se avete riconosciuto qui vostro figlio vi invito ad approfondire l’argomento; il libro vi aiuterà ad accogliere al meglio i bambini altamente sensibili e a farne adulti sicuri che sfrutteranno al meglio la loro empatia.

 

Chiara Gobbi

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