Mamma&Bambino

Allattare, quando non è così idilliaco!

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Durante i 9 mesi pensiamo  a come sarà una volta che il bimbo verrà alla luce, iniziamo a fantasticare come dovrà comportarsi, come ci comporteremo noi, se useremo la carrozzina oppure  applicheremo  il co-sleeping, se useremo i pannolini lavabili o gli usa e getta, l’allattamento a richiesta oppure no e via dicendo ma poi quando arriva tutto cambia. Insomma per 9 lunghi mesi ci informiamo su tutto quello che è possibile, soprattutto se è il primo figlio!

Noi donne sappiamo da sempre che il latte materno è considerato il miglior alimento che un neonato possa ricevere.

In molte occasioni però  ci sono mamme, che pur non facendolo notare, vivono questo momento che dovrebbe essere meraviglioso con estrema frustrazione.

Tutte le persone che ci circondano durante i 9 mesi, non faranno altro che elencare tutte le caratteristiche del latte materno rispetto al latte artificiale, quali sono i vantaggi che un neonato può trarre dal costante scambio natutritivo-affettivo con la madre, etc. quindi per 9 mesi dentro alla nostra testa c’è solo ” SI ALLATTAMENTO!”.

Le direttive OMS dicono che l’allattamento al seno può apparire come il solo alimento idoneo ad un bimbo, quindi tutte le madri che per motivi fisiologici o psicologici devono ricorrere all’artificiale, vengono considerate  come “madri di serie B”. VEDI ANCHE IL PARTO CESAREO.

La Leche League urla sempre ai quattro venti  che  “Tutte le donne possono allattare, basta volerlo”.

A parer mio questo messaggio è un messaggio terroristico perché la Leche League non si rende proprio conto che le neo mamme vogliono allattare perché è la cosa più naturale che ci sia ma  se non ci riescono perché il latte non arriva o ce n’è poco,  i capezzoli sono  introflessi o sanguinanti? Non si può dire  che stanno sbagliando ad attaccare il bimbo al seno, che non insistono abbastanza, che non stimolano correttamente i capezzoli per favorire la montata lattea, sono loro che sbagliano e farsi prendere dallo sconforto finendo per proporre il biberon. A parer mio questi sono sensi di colpa gratuiti, dove una neo mamma non ne ha proprio bisogno visto che i primi mesi dopo il parto si è provati di suo tra ritmi che si sballano, le perdite del post parto o i punti del cesareo che possono continuare a dare fastidio, il baby blues che bussa alla porta, non ci si rende proprio  conto che tutto questo è già un deleterio e non aiuta a recuperare forse  energie utili a mantenere saldo il menage familiare.

Le donne dovrebbero essere messe in condizione di prendere consapevolmente la decisione di allattare o meno.

Se l’allattamento funziona bene e non ci sono problemi allora ben venga ma se la mamma non si sente di proseguire deve avere la possibilità di smettere.

Non si tratta solo di andare dal medico a farsi prescrivere le pastiglie per togliere il latte ma di poterlo fare senza avere i commenti di marito, compagno, fidanzato, suocere, e di tutte quelle che persone che vedono la ricorsa all’artificiale come la cosa più brutta del mondo!

I sostenitori dell’allattamento fanno forza su queste cose: è comodo, pratico, sempre pronto, è adatto ad ogni età perché il nostro corpo modifica il latte a seconda delle necessità alimentari dei nostri piccolini. Un bimbo che succhia al seno viene presentato infatti, come più tranquillo, più legato alla mamma, più resistente alle malattie perché trae preziosi anticorpi durante la suzione. I benefici per la mamma che non sono  trascurabili sarebbero: un minor tasso di incidenza dei tumori al seno, una più facile ripresa della linea e una copertura contraccettiva discreta nei periodi di allattamento esclusivo. Alcuni  professionisti del settore tendono poi ad enfatizzare il legame affettivo che, secondo loro, verrebbe ad instaurarsi tra madre e bambino proprio durante il momento della pappa, un momento intimo, speciale, unico. Ma è veramente così vero?

Quindi per alcune donne il momento dell’allattamento è il momento più bello della giornata, per altre si trasforma semplicemente in un vero e proprio incubo.

Il bimbo mangia costantemente e di conseguenza ci si trova con il seno al vento ogni 2 ore. Spesso si incorre in ragadi o capezzoli introflessi e si è costrette ad allattare sempre e solo con i paracapezzoli. Il bimbo inoltre potrebbe essere molto lento nella suzione, rendendo difficile qualsiasi attività quotidiana; la mamma non può prendere antibiotici se richiesti, non può mettersi a dieta e non può uscire di casa senza il pupo, a meno che non si sia precedentemente tirato il latte. Milioni di motivi insomma. Problemi che possono rendere insostenibile l’allattamento al seno per chiunque. La conclusione è una sola: STRESS! Insostenibile.

Se è già presente una lieve forma di baby blues, è possibile che un allattamento difficile possa acuirne i sintomi, soprattutto se la neo mamma non ha nessun aiuto ma deve fare tutto da sola.

La mamma ha bisogno di essere serena, di riposare ed alimentarsi adeguatamente, tutte cose che difficilmente un neonato ti permette di fare. Ci sono bambini buonissimi e bambini che non lo sono, quindi che si fa?

Potremmo dire che la figura del papà ha un ruolo importante perché dovrebbe sostenere la propria compagna nella scelta.

Secondo me non è il seno a creare il legame affettivo tra mamma e bambino, la tetta è solo il mezzo tramite il quale il bimbo viene alimentato: è il gioco di sguardi, di sorrisini, di parole affettuose e di piccole coccole che si dispensano mentre il bimbo succhia il latte, tutti gesti che si possono compiere benissimo anche proponendo un biberon!

Una madre serena rende il bimbo più sereno!

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