Moda

21buttons: il social per condividere il tuo stile. Forse.

Un social dedicato agli outfit, allo stile e alla moda?

21buttons  è un social che funziona più o meno come Instagram: carichi una immagine, inserisci una didascalia e lasci commenti agli altri profili che segui.

C’è però una differenza sostanziale: tutte le volte che inserisci una nuova immagine, ti viene chiesto di inserire i “buttons”, ovvero dei link alle pagine delle aziende che vendono online il capo che stai indossando.

Inoltre, l’app ti permette di “guadagnare” grazie a quello che posti: ogni volta che qualcuno utilizza uno dei buttons che hai inserito anche tu per fare un acquisto, il social ti corrisponde una percentuale (dal 4 al 6%) su quell’acquisto. E questa è la grande idea ma anche il grande limite di questa piattaforma.

21buttons
la pagina instagram di 21buttons

:: LA COSA INTERESSANTE

All’inizio anche a me era sembrata una cosa interessante. Pensavo: se inserisco outfit interessanti, abbinamenti cool, se suggerisco utilizzi non convenzionali e modaioli dei capi che indosso… Stuzzicherò l’interesse delle persone che mi seguono, le quali saranno interessate all’acquisto.

21buttons
esempio di outfit da me proposto

 L’UTILIZZO MALSANO

In verità, quasi nessuno utilizza questo social nel modo da me sperato, ovvero per consigliare capi di qualità e suggerire degli abbinamenti. La maggior parte dei profili nei quali mi sono imbattuta scarica tantissime foto dai vari siti di abbigliamento (asos, h&m, zara, stradivarius solo per citarne alcuni) e le ripropone così come sono inserendo i buttons corrispondenti. C’è chi si spinge più in là, inserendo tanti link a caso nell’immagine, per aumentare le probabilità di ricevere qualche spiccio. C’è chi semplicemente copia foto di influencer famose e le tagga con prodotti a caso, completamente diversi dagli originali.

chichic
courtesy Chichic

:: LA DERIVA TOTALE

Quello che vi troverete davanti è quindi un enorme contenitore di foto copiate e di link a cose di dubbia origine (ci sono anche molte vendite di prodotti contraffatti).

TOMMY
Courtesy Tommy Hilfiger

Il tutto, secondo me, è da ricondurre a quei pochi soldi che si è in grado di racimolare inserendo questi buttons, che suppongo possano diventare anche dei discreti soldini extra se uno si mette a linkare vestiti tutto il giorno.

Insomma, sembra proprio che l’idea allettante che sta alla base di questo social, e che probabilmente ne ha permesso il diffondersi, sia anche ciò che prima o poi ne decreterà il fallimento. Considerato che è la causa principale della sua totale mancanza di qualità (e interesse, almeno per quanto mi riguarda).

Marta Milone

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